sabato 15 novembre 2014

CYBERCAZZATE...


Piove...
E anche tanto...
E come tutti i teen-agers, quando piove non sai cosa fare...
I rischio forte è che ti ritrovi attaccato a quella che una volta era la scatola parlante per antonomasia ed ormai può essere ribattezzata al massimo il vassoio parlante.. o la sottiletta nera boh...
Ad ogni modo te ne resti davanti alla tivù che, al di la della forma, non smentisce mai la sua fama di “sparaminchiate” .
E partono i telegiornali, solitamente la cosa meno peggio da poter seguire, finché non ti rendi conto che anche loro tirano acqua al proprio mulino, in base alle idee politiche o ai finanziamenti ricevuti...
E ovviamente in base al proprietario, va beh...
In teoria ci salverebbe la cronaca: quelle notizie che, per l'appunto, dovrebbero limitarsi al solo elenco dei fatti.
Ai giornalisti basterebbero le famose “5W” ( chi, quando, dove, cosa e perché).
Ma non è quasi mai così, partendo dalle colonne sonore straccia anima e il vittimismo a spada tratta nei confronti del presunta vittima di torti, abusi e ancora torti, chiuso in bagno a piangere, con il cronista d'assalto che punta al premio pulitzer parlando di quanto sia difficile oggi andare al liceo, perché oggi ci sono i cyber bulli!
Definizione di Cyberbuly: coloro i quali ti scrivono un messaggio dove, in modo sgarbato, spiegano la tua tecnica nel fare i pompini; e tu non riesci a reggere l'umiliazione che qualcuno abbia scritto qualcosa che fai tranquillamente.
Ma farlo non è un problema, dirlo è uno scandalo!
Un po come se una ragazza che passa la vita in discoteca con tacchi a spillo e minigonna si senta traviata nel profondo dell'anima se ricevesse un messaggio con scritto: “Tu mostri il culo in giro! Come te lo sfonderei...” Ma dai!
Ragazzine chiuse in bagno a piangere pensando al suicidio, con gli adulti non in grado di accettare l'idea che questi “teppisti degni della pena di morte” non sono nemmeno perseguibili, poiché troppo giovani.
Certo!
Nella società di oggi, dove per una ricarica telefonica qualche ragazzina mostra ogni sua minima abilità, anche a costo di cercare tutorial su internet, fingiamo ancora un perbenismo talmente radicato da giustificare con compassione quella stessa ragazzina che si chiude in se stessa perché non sa accettare che sia stata catalogata così?
Magari costei in particolare non fa parte della categoria, ma ragazzi, non crediamo davvero che dei ragazzini debbano essere perseguibili perché scrivono parolacce e illazioni per SMS.
Non sto dicendo che questi spregiudicati esserini in età puberale, con la lingua più lunga del loro pisellino, siano le vittime.. Anzi.
Voglio solo dire che, se non per forza con una sculacciata o un a letto sena cena, ci sia una punizione definibile adeguata per il reato commesso: linguaggio scurrile.
Che può equivalere ad una nota sul diario il richiamo dei genitori.
Aggiungo, magari 3 giorni di sospensione.
Ma sopratutto queste signorine si rendano conto che a forza di rendere internet sempre più il nostro vero mondo, privandoci di rapporti umani con le persone tranne quelli che contemplino rapporti orali, a vantaggio di una univoca contemplazione di un mondo virtuale, dove le nostre foto sono più importanti del nostro aspetto, si arriverà a credere che una frase sul display sia più importante di un “ciao” detto in giro per strada, o la dimostrazione che ci stiamo divertendo su Facebook diventerà più importante del divertirci sul serio.
Che poi la vera verità è che se proprio dobbiamo dirvi qualcosa su cui farvi pensare è che voi i pompini non li sapete fare.
Chiudetevi in bagno adesso. Ad allenarvi...



Iven

FALSI MITI...

Recentemente ho imparato una lezione molto importante: gli amici non esistono.
Affermazione troppo pessimista? Può darsi, ma senza dubbio qualcuno potrebbe essere d'accordo con me.
Quante volte abbiamo creduto a persone che giuravano di essere nostre amiche , che non ci avrebbero mai fatto un torto, che ci sarebbero sempre state...ma cazzo, non era meglio stare zitte,  facevano più bella figura!!
Lo so che la maggior parte di noi ha almeno una o due persone che considera assolutamente amiche.
Esistono amicizie che provengono da lontano, sin dai tempi delle scuole, quelle che nascono in poco tempo e si sviluppano in fretta, quelle che si trasformano in amore, quelle che rimangono sempre a livelli di conoscenza e basta.
E poi c'è l'amicizia di convenienza, la più diffusa.
Anzi, oserei dire che esiste solo questa.
Perchè, diciamoci la verità, è comodo telefonare, organizzare e invitare quando tutto va bene. Poi qualcosa va storto, qualsiasi cosa, ed improvvisamente tutti spariscono.
Forse è arrivato il mago Casanova e li ha fatti sparire tutti in un buco nero, o forse sono semplicemente stronzi, come tutti del resto.
E' così, non si sfugge: anche la persona più brava del mondo, quella che ti prometteva ogni bene e di esserci sempre, quella che fino al giorno prima ti chiamava venti volte al giorno e ti invitava ad ogni evento,  proprio quella persona in un attimo decide di sparire, di pugnalarti.
La cosa triste, è che siamo tutti stupidi...cioè, se vivessimo nella consapevolezza che le cose funzionano così, che gli amici veri non esistono, che tutti usano tutti e che prima o poi tutti ci lasciano, non ci resteremmo così male quando poi succede.
Oh, lungi da me mettere in dubbio secolari amicizie che qualcuno di voi potrebbe avere e in cui sicuramente crede moltissimo. Ed è giusto, bisogna pur credere in qualcosa, aggrapparsi a qualcuno che ci dia delle certezze.
Poi magari va anche bene...esistono esempi di persone che dopo anni e anni sono ancora in contatto e si possono definire amiche.
Questo è bello, ma bisogna stare attenti a non attaccarsi troppo alle persone, perchè è un rischio troppo grande.
Ammiro le persone che sanno correre questo rischio,  che si buttano e ci credono davvero.
Le ammiro sì, ma nello stesso tempo le compatisco. Povere illuse. Non sanno che prima o poi anche la persona che riteniamo essere la più brava e meritevole di fiducia prima o poi ci delude.
E noi deluderemo lei, e poi ci arrabbieremo e poi ci metteremo a scrivere post confusionati che sicuramente non incontreranno il favore dei più.
Beh, non mi aspetto che qualcuno si ritrovi d'accordo con questa mia teoria, però fateci caso...quante volte vi siete potuti davvero fidare di qualcuno, familiari compresi??
Spero per voi che la risposta sia 'sempre' o almeno 'quasi sempre' perchè, se così fosse, siete davvero fortunati.
Davvero.


Silvia

mercoledì 29 ottobre 2014

L'IMPORTANZA DEL VIAGGIO...


Nasci, cresci, vivi muori...
Nel mezzo potresti provare a fare qualcosa no?
Così... Giusto per giustificare l'esistenza...
Arrivano le solite frasi di nonni, zii e genitori: “Io alla tua età spaccavo il mondo... Ah quante me ne facevo (di donne).. Più di cento prima dei 15 anni..”
E altre boiate del genere...
Si si certo...
Su una cosa però c'è un fondo di verità: una volta i giovani facevano molto di più...
Non voglio scomodare Woodstock o qualche figlio dei fiori in lotta per la pace del mondo...
Non voglio scomodare le decine di giorni consecutivi passati in discoteca con i Bee Gees in sottofondo, ringalluzziti da chissà quale sostanza che ha degnamente segnato i 70s...
Ma scomodo almeno i bar pieni, tipici degli anni 90, con lo stereo a cassette della macchina sul tavolo, a fianco al primo Motorola invidiato dal vicino di sedia..
Scomodo la Moretti fresca sulla spiaggia di una Rimini ai fasti che mai più saranno visti, o anche solo una serata che avrà sicuramente qualcosa da ricordare...
Banalmente esclamo, dove siam finiti???
Arrivare a contare le candeline sulla torta e noti che non sono neanche arrivate a descrivere la mezza età...
Peggio, non avere nemmeno 30 anni e ritrovarsi a sperare di trovare qualcuno che si sforzi di degnarsi di controllare la carta d'identità e accorgersi che ne figli, ne mogli o amanti condizionano la serata o il conto in banca, decidendo quindi che forse, beh si, forse una bevuta si può fare..
Per poi rimanere solo sulla linea del traguardo... Poco prima dello sparo dello starter...
Le scuse per la debacle si sprecano, dal: “sono stanco, ho avuto una giornata pesante in ufficio”, (chissà quant'era pesante quella penna, per avere tutta questa stanchezza), fino ad arrivare a: “Domani devo alzarmi presto, mamma mi ha chiesto di accompagnarla a comprare il ragù”.
Premesso che ogni persona ha le sue priorità e necessità, non è comprensibile come il sacrificio biblico di decidere di dormire un ora in meno, optando per uscire a svagarsi all'arrivo del tanto meritato week end, possa danneggiare in qual modo il progresso psico fisico di uomini ormai destinati alla tomba psicologica prematura.
Priorità, come sempre...
Meglio sicuramente decidere di alzarsi alle 6 del mattino per farsi 200 chilometri in bicicletta per.. Beh per niente.. Non sei un professionista ne una speranza, solo una persona che ha buttato nel cesso il suo week per fare una cosa che poteva fare in un altro qualsiasi momento della giornata.
Lecito per carità, ma questo serve solo ad indicare che non si ha voglia di trovare la forza del sacrificio per realizzare una serata, che fondamentalmente non deve avere pretese, solo uno svago in qualche luogo che esca da una routinante serie di immagini di paesaggi sempre uguali che si sono fossilizzati nel cervello a forza di vederli ogni giorno.
Chiedersi come si possa pensare di arrivare ai 40 e scoprire come ci si sentirà è del tutto plausibile. Addirittura preoccupante se si presume il trauma che ne conseguirà quando il suddetto neomezz'età si volterà indietro e vedrà il nulla.
Ah, giusto per ricordare questa cosa a chi si sentirà preso in causa:” Amico, la fidanzata è una scusa, non un movente per il retaggio!”.
E chi si inventerà la cazzata che a questa età ormai bisogna crescere perché i nostri genitori alla nostra età avevano un mutuo e 4 figli rispondo:
“ Beh non abbiamo un lavoro fisso, non abbiamo un mutuo e non abbiamo prole. Ci sono prove inequivocabili, ormai, che indicano che i tempi sono cambiati, e che per motivi futili o più importanti, l'età adolescenziale si è ampliata.
Siamo ancora ragazzini a 30 anni, maturi, responsabilizzati, talvolta con sogni di fiori di pesco più o meno marcati.
Ma resta il fatto che per scelta nostra o di qualcun altro, abbiamo la straordinaria (o bastarda) possibilità di poter continuare a sognare il futuro che vogliamo, per esempio davanti ad un bicchiere di birra, mentre lo raccontiamo ad un nostro amico al bar..
Perché no, magari sabato sera...



Iven










LA NEVROSI...

Questa settimana volevo dedicarmi ad un post impegnato.
Recente è la notizia di un insegnante di danza allontanato dall'insegnamento da alcune mamme, perchè ritenuto non idoneo.
La grave colpa? Essere omosessuale.
Già, perchè curriculm, carriera e capacità sono del tutto inutili di fronte all'enorme importanza che ricopre la vita privata di una persona nel mondo del lavoro.
Mah.
"L'ignoranza è un diritto, ma qualcuno se ne fa un dovere".
Dicevo, volevo dedicarmi ad un post impegnato, magari parlando proprio di questa vicenda, essendomi molto arrabbiata quando ho appreso la notizia.
Poi mi sono resa conto che tutto ciò che potrebbe uscire dalle mie dita sono insulti e luoghi comuni di scarso interesse, a mio avviso.
Quindi, tornerò a disquisire di futili faccende, tipo il cambiamento del tempo che genera, spesso, malumori e malesseri generali.
Oddio, troppo comodo dare la colpa al cambiamento climatico...siamo nevrotici, punto.
Io sono una nevrotica di prima categoria.
E proprio in virtù della mia nevrosi, non posso che incavolarmi di fronte a certe menti bacate, genitori puritani dall'animo malvagio capaci si giudicare un ragazzo normale che svolge il suo lavoro normale, aiutando i bambini ad imparare un'arte.
Cari genitori, quel ragazzo, quell'insegnante munito di diplomi e certificazioni che attestano la sua indiscutibile professionalità, potrebbe essere vostro figlio!!!
Chi vi dice che un giorno, il vostro piccolo ometto, a cui state disperatamente insegnando l'importanza del gioco del calcio nella crescita della virilità maschile, preferirà le persone del suo stesso sesso??
E cosa fareste se un gruppetto di genitori idioti un giorno gli impedisse di svolgere il suo lavoro, qualunque esso sia, perchè preferisce il salame alla patata?!
Tutte ipotesi, che però potrebbero tramutarsi in realtà, un giorno.
E io spero che capiti a questi genitori, che capiti qualcosa che li metta nella stessa imbarazzante, triste e spietata situazione in cui si è trovato l'insegnante di danza sotto accusa al momento.
Non siamo tutti uguali, per fortuna.
Pare che ai vertici della scuola si siano schierati dalla parte giusta, e non ci sarà più un corso di danza senza il suddetto insegnate.
Ignoranti, stupidi, detestabili e tanti altri insulti mi verrebbero in mente per apostrofare le mamme e i papà di quei bambini che, necessariamente, dovranno cessare la loro attività.
Dicevo, volevo dedicarmi ad un post impegnato, ma credo che parlerò del tempo.
Magari la prossima volta:)



Silvia

lunedì 20 ottobre 2014

KARMA

"Il karma indica, presso le religioni e le filosofie religiose indiane, o originarie dell'India, il generico agire volto a un fine, inteso come attivazione del principio di "causa-effetto", quella legge secondo la quale questo agire coinvolge gli esseri senzienti nella fruizione delle conseguenze morali che ne derivano...".
recentemente ho avuto modo di scambiare due parole con un Buddhista, il quale mi ha illuminato su alcuni principi fondamentali del karma...
Una cosa è certa, al karma non si sfugge.
ogni azione ha una sua diretta conseguenza uguale e contraria, che pone il soggetto di fronte all'ammissione delle proprie colpe o, eventualmente, dei propri meriti.
Questo non significa che se si fa una buona azione allora il karma ci premierà con una conseguenza positiva.
Tuttavia, non si capisce il perchè, se ci si dedica ad azioni malvagie, allora il karma colpirà.
Eccome se colpirà.
La compassione sembra essere il punto di partenza per il raggiungimento dell'equilibrio, che a sua volta porta alla pace...ma la cosa più difficile di questa teoria, è che la compassione, prima di essere rivolta a terzi, deve essere rivolta a sè stessi.
Perchè quando si compie una brutta azione, se si è persone con un briciolo di coscienza, si prova anche un certo senso di colpa.
Il senso di colpa è il punto di partenza di una serie di conseguenze, che ci portano ad agire, pensare e parlare in maniera scorretta.
Come si reagisce di fronte agli errori?
parentesi a parte per coloro che non ritengono di commettere errori e quindi non colgono l'importanza negativa di certe loro azioni, in genere le persone cercano sempre qualche scusa per giustificarsi, qualche appiglio per potersi nascondere dietro a un dito e dire: eh ma, che altro potevo fare?
E' lì che il karma colpisce.
Alcuni giorni fa mi hanno tamponato. Ero ferma ad un semaforo e un tizio mi è venuto addosso...nulla di grave, solo un fanalino rotto che, peraltro, ha ricomprato lui.
Ma nel momento stesso in cui la sua macchina ha colpito la mia, ho pensato che si trattava di una sorta di punizione divina per un qualcosa che avevo detto o fatto...
Cosa? Beh...questo non lo dico....ma ho capito anche un'altra cosa: a tutto c'è rimedio(tranne la morte, ovvio).
Di fatto, essendo esente da colpe, ho semplicemente dovuto accordarmi civilmente col tizio che, di fronte alle sue colpe, non ha potuto far altro che assecondarmi e ringraziarmi...
Avrei potuto farmi male, o distruggere la macchina, o chissà cosa...beh, forse le mie azioni sbagliate non sono state esageratamente negative...oppure mi sono immaginata tutto e questa faccenda del karma è una gran cavolata e sono semplicemente paranoica!
Tutto può essere, però, nel dubbio, datemi retta: comportatevi bene!!!
siate sinceri, onesti, compassionevoli ecc ecc....insomma tutta quella roba che in genere ci piace predicare per gli altri ma che non mettiamo in pratica noi.
Il karma colpisce, e lo fa in molti modi, a volte anche con tempistiche inaspettate.
Quindi?
Quindi aspetto il prossimo attacco.
Vai karma, sono pronta!


Silvia

BRIVIDO SUINO...

L'uomo mangia...
L'uomo mangia troppo...
Una varietà infinita di specie animali e vegetali sistemate a testa basa e collo visibile, pronte ed orgogliose per essere sacrificate sull'altare della sopravvivenza della specie dominante.
Grazie.
Talmente tanta scelta da talmente tanti anni che siamo arrivati al punto di voler addirittura provare a mangiarci ciò, che come noi, si nutre di animali, carcasse e residui del nostro passaggio, gli insetti.
L'evoluzione porta progresso, e ignoranza.
I bambini pensano, ormai all'alba del 2000, che i polli abbiano tante cosce, e che la riserva di scelta ittica sia infinita.
Certo che lo è!
Ci sono gli allevamenti!
Che culo!
Con il tempo e la vasta scelta, si è completamente lasciato in secondo piano il rispetto per la dignità che la nostra fonte di sostentamento merita.
E siamo di fronte ad una così forte desensibilizzazione da vedere persone che, senza il minimo interesse, aprono in due gli stomaci di indifesi maiali o chi per loro, ancora vivi e urlanti.
Animali legati e scuoiati vivi, perché cosi la carne è più morbida, galline che non hanno mai visto la luce e pulcini che non impareranno mai a camminare.
La “novelle cosine” che dice che una povera aragosta dev'essere uccisa tra indicibili gridolini in una pentola di acqua bollente.
Farlo su un uomo si chiama violazione dei diritti umani, qualcuno lo fa, ma è visto dai popoli più “maturi” con disprezzo e paura.
Verso un animale incosciente e fiero, è semplice protocollo per l'alimentazione!
La colpa è della cultura del troppo, che porta mamme pigre a viziare il proprio figlio, permettendogli di avanzare la bistecca nel piatto perché tanto si butta, domani se ne compra un'altra, ma almeno il bimbo non piange e anche per oggi ci si evita quell'orribile emicrania da scassamento di palle!
Non si parla di essere vegetariani, lungi da me sostenerlo, ritenendo legittimo, nel grande cerchio della vita, che ci sia una varietà di scelta.
È giusto pensare che il leone, con la sua forza imponente, mangi la gazzella dalla velocità inaudita ma poco altro, è sopravvivenza della specie; ed è lecito pensare che l'uomo, con le sue arguzie tecniche e il dono, talvolta limitato della materia grigia, possa permettersi di mangiarsi “il leone”.
Perché questa, malgrado la tecnologia evoluta, è una lotta alla pari, con le armi di cui ognuno dispone.
Ma costringere un'anatra a passare pochi mesi di vita nella stessa posizione obbligando a il suo becco a continuare a ingurgitare sostanze, talvolta addirittura dannose per l'uomo stesso, solo per riempire qualche tavola di prodotti dalla raffinatezza discutibile è davvero un abominio!
Tante persone non sono in grado di guardare filmati in cui vengono illustrate le modalità di uccisione di alcuni animali, che più e più volte fortunatamente, accade poco tempo dopo l'inizio delle torture che subisce.
Ma non hanno alcuno scrupolo a continuare ad ingozzarsi ad una grigliata come se ciò che stanno ampiamente ingurgitando e riempiendo di salsine collose e stagnanti sia nato così come si presenta in quel momento nella loro mano.
Come ampiamente spiegato, qui non c'è una critica sul mangiare carne o uno slogan sul nutrirsi solo di verdure che è meglio.
Liberi di scegliere con rispetto verso la propria alimentazione, quale sia la più gradita.
Vorrei però che qualcuno, appena finito di leggere queste poche righe, abbia il buon gusto di finire la bistecca che ha nel piatto...
Il sacrificio fatto da un animale che non ha mai avuto la possibilità di vivere, nato per morire, merita almeno di essere apprezzato fino alla fine.
Non sprechiamo questo sacrificio!
Suvvia non siamo mica animali!
Beh...
Magari lo fossimo...



Iven



martedì 7 ottobre 2014

L'ARTE ASTRATTA DEL LAVORO...

Che lavoro fai?
Il musicista...
Si ok ma che lavoro fai?
Il musicista!
Ho capito ma cosa fai durante i giorno per mantenerti?
Lavoro in fabbrica, tornitore... Ora hai capito?
Ah ecco, e perché non me l'hai detto subito che lavori in fabbrica?
Perché non ci lavoro in fabbrica, faccio il musicista idiota!
Possibile che non si accetti talvolta l'idea che qualcuno possa vivere delle proprie idee?
D'altronde se non si produce qualcosa di concreto che esca da un forno, che sia stato cucito, cucinato, verniciato o modellato, e che comunque appartenga alla categoria di attrezzi utili per il vivere altrui, ci si ostina a credere che si stia perdendo tempo.
Forse siamo l'unico paese al mondo che non paga i giovani perché... Sono troppo giovani!
La sicurezza è data dalla serietà nel risultato che può dare solo un padre di famiglia con i piedi ben piantati in terra e la paura che non arrivi giorno successivo.
Il giovane è troppo frivolo e spensierato per poter entrare con il giusto spirito nella vecchia e impaurita azienda che da 50 anni fa sempre la stessa cosa, ben lontana e chiusa a riccio di fronte al cambiamento continuo del mondo che, lungi da me, dal volerlo scoprire.
Brividi di terrore..
E guai a pensare che uscir dal seminato possa dare una scossa nuova!
Il “compitino” è il classico tipo di impiego che viene svolto da chi ha l'interesse della propria vita al di fuori del lavoro.
“Io lavoro 8 ore al giorno per 6 giorni alla settimana in ufficio contabilità perché appena esco da li posso permettermi l'aperitivo con gli amici e la macchina nuova”.
Per carità sacrosanta e onesta motivazione, non sono costoro quelli sono sotto la mia lente d'ingrandimento.
Bensì quei personaggi che rimangono basiti al solo suono della tua voce che chiede soldi in cambio di... UN IDEA!
“Ma dai... sei stato li seduto per mezz'ora e mi hai disegnato un logo che mi costa 700 €?”.
“Si esatto”..
“Ma non ti sembra eccessivo? Ti pago una birretta dai”.
“Amico sai come è fatto il logo della NIKE?” (per che non la conoscesse è una nota casa di abiti e accessori sportivi), ecco il signore che l'ha inventato ha reso un servizio incommensurabile a quell'azienda che, con quella stupida virgola, ha fatto in modo che qualsiasi persona sul nostro pianeta sappia riconoscere al buio e girato di schiena il marchio che, prima di allora era solo una baracca in Thailandia piena di bambini sfruttati per cucire palloni!”
Ha fatto fare milioni! Ti sembra il compenso adeguato una fottuta birretta!?!?
Che almeno sia doppio malto per dio!
Ovvio non scriverò mai una canzone che equivalga a “Imagine” di John Lennon o inventerò genialmente un logo come quello della “Apple”, non chiedo tanto.
Ma quantomeno mi venga reso atto che il disegno dell'associazione scacchistica che brilla di luce propria sulla tua camicia o sulla cravatta o le commoventi parole che ti hanno fatto conquistare la ragazza che tanto ti piaceva, sono parto della mia mente, che non sarà geniale, ma è fottutamente più aperta e brillante della tua!
E tutto ciò ha un costo, quantificabile purtroppo con un valore di mercato, poiché per correttezza, bisognerebbe essere pagati in base all'evoluzione del successo che il tuo parto mentale avrà in futuro.
Ed è una cosa impossibile, quindi si parte dalla speranza (purtroppo nulla è più lontano dal consueto), che chi realizza ciò che chiedi abbia fatto più studi possibile affinché il prodotto sia di florido avvenire.
E per questo costa tanto!
E forse, se tutto va come deve andare, avrai speso davvero poco, forse, in proporzione futura, meno della tua fottuta birretta!




Iven

LE GIOIE DELL'ETA' ADULTA...

Aspetta di diventare grande, dicevano.
Potrai fare ciò che vuoi, dicevano.
Cazzate.
Enormi, gigantesche, incredibili cazzate.
Il bello di diventare adulti?Ditemelo voi, perchè attualmente non riscontro alcuna differenza con l'età adolescenziale. In tutti i sensi.
Il più delle volte, quando hai 6 anni, il mondo sembra semplicemente giusto così, perfettamente conforme alle nostre esigenze.
Quando hai 11 anni la vita diventa l'inizio di un percorso verso una qualche meta, si cominciano a guardare gli altri, quelli più grandi, speranzosi di raggiungerli presto, per poter godere dei presunti vantaggi di cui sembrano godere questi individui.
Si perchè mentre tu, con i tuoi 11 anni e l'aspetto da brutto anatroccolo te ne vai in giro mano nella mano con la mammina che ti pulisce le macchie di gelato sulla gonna, le ragazzine più grandi di te(che a te sembrano vecchie ma in realtà hanno solo pochi anni in più), si accompagnano a ragazzi della loro età che sembrano riempirle di attenzioni e sbavare per un minimo segno di interesse...tu ancora non lo sai, sei troppo ingenua, ma si chiamano ormoni, e presto cambieranno la tua vita.
Ecco che raggiungi i 16 anni e cominci a capire che le cose non sono poi tanto cambiate...cioè, tu continui a sognare ma la realtà ti riporta con i piedi per terra.
Qualcuno si accorge del tuo malessere, e ha la geniale idea di avvisarti che con l'arrivo della maturità tutto cambierà, la vita sarà migliore, il futuro roseo.
Cazzo, e che ci vuole??Solo un po' di pazienza...i 18 arrivano...eccome se arrivano!
Di fatto, ti svegli un giorno e sei ufficialmente maggiorenne, ma questo non ti impedisce di sentirti una stupida ragazzina attaccata alle gonne di mamma.
Piuttosto deludente come scoperta, ma poi ci fai l'abitudine, anche perchè ti resta dentro un briciolo di speranza per un futuro migliore...c'è la fottuta università che ti aspetta!
E ci vai, non tanto perchè ritieni di essere il nuovo Einstein, ma perchè quella è l'unica possibiilità che hai per evadere di casa, allontanarti dalle menate familiari e cominciare una nuova vita.
Mi rendo conto che non ci si possa basare solo sulle proprie esperienze, quindi diciamo che in linea di massima questa scelta funziona, tuttavia a volte non è così.
Gli anni passano e l'esperienza universitaria, positiva o negativa che sia stata, ti ha fatto crescere, non c'è dubbio.
Ora capisci l'importanza delle parole lavoro, soldi, mutuo, banca, conto...e di molte altre che preferiresti non dover conoscere.
Il fatto è che più acquisisci conoscenza e consapevolezza, più i tuoi sogni sul futuro si delineano e mutano in progetti più concreti: ora non ti immagini più come una grande popstar, circondata da limousine e autista privato, villa con piscina e parrucchiere personale.
Adesso ti accontenteresti di un monolocale in centro, il più vicino possibile al lavoro(ammesso che tu ne abbia uno), perchè ti rendi conto che la macchina devi comprarla e mantenerla da sola. E non è una limousine.
Non ti illudi più di poter fare i soldi con la sola forza del tuo fascino, ma capisci che anche facendoti il culo probabilmente non otterrai più di una stanza in affitto da dividere con altri quarantacinque cinesi.
La tua mente, che fino a poco tempo prima stava ancora interrogandosi sull' esistenza di Babbo Natale, adesso fa i conti con i sindacati e le tasse e, cosa ancora più angosciante, con  la reale possibilità di vivere per sempre in compagnia dei tuoi genitori, che stanno invecchiando e ogni giorno aggiungono un nuovo motivo che ti spinge ad odiarli.
Mentre prendi consapevolezza di non essere in grado di prenderti cura nemmeno di te stessa, attorno a te persone che in quinta elementare avevano il tuo stesso modello di apparecchio per i denti, ora sono sposate con figli, o si sono trasferite lontane a mettere in pratica ciò per cui hanno lavorato sodo.
Oh, magari trovando la persona giusta, quella che ti completa e ti sostiene con la forza del suo amore le cose cambieranno, perchè si sa, quando sei innamorato tutto sembra più bello, ogni ostacolo meno duro da sorpassare, ogni problema risolvibile...
Invece no, perchè ad avere queste fortune sono le stronze che alle scuole medie avresti volentieri affogato durante la lezione di nuoto in piscina, tu no.
Tu incontri solo psicopatici.
La domanda sorge spontanea: cosa cazzo sbaglio?!
Tutto, evidentemente.
Avrò preso almeno una decisione giusta fino ad ora? Sono davvero così senza speranza?
E poi....esiste qualcuno in grado di aiutarmi o darmi il consiglio giusto?Ecco, a questa domanda ho la risposta: no, non esiste.
Nel percorso che si accompagna all'età adulta si è soli, e bisogna sapersela cavare.
E' quello che ci insegnano.
Da piccoli sono gli altri a risolverti i problemi, da grande devi farlo tu.
Il punto è...sei in grado di farlo?
Dalla risposta che dai a questa domanda dipende la definizione di cosa sei esattamente.
Non è l'età a garantirci il passaggio all'età adulta, ma le possibilità che ci circondano e soprattutto quelle che sappiamo crearci.
Se non hai possibilità non cresci. Se non hai voglia, non cresci. Se non ti sbatti, non cresci.
Ora vado, che ho organizzato un appuntamento tra Barbie sirena e l'orso Tatoo, non si sa mai che nasca un'amore.

Silvia

lunedì 29 settembre 2014

SIAAAMOOO DOOONNEEE...

Donne.
Chi le capisce!!
Quante volte ho sentito questa frase uscire dalla bocca di un uomo.
Si perchè, se c'è una cosa che gli uomini non sanno fare, è capire le donne.
Un po' banale come affermazione, ma estremamente corretta.
Partendo dal presupposto che uomini e donne sono differenti, è normale che ci siano dei problemi di comunicazione e comprensione tra i due sessi, ma in certi casi queste difficoltà aumentano a dismisura, tali da portare all'esaurimento da almeno una delle due parti.
Cosa pensano le donne, cosa vogliono, desiderano, odiano??
Per avere risposte certe a queste domande bisognerebbe essere Mel Gibson e trovarsi nel film "What women want", ma siamo nella vita reale, e le risposte non ci sono.
Tutto ciò di cui voi, cari uomini, potete disporre, sono ipotesi.
Cosa pensa l' amata il giorno del vostro anniversario, quando, di fronte all'ennesimo mazzolino di fiori, vi guarda dall'alto in basso esprimendo un timido 'grazie'?
Non le piacciono i fiori, voleva i cioccolatini, si aspettava un viaggio a Parigi, ha un altro e dei tuoi fiori non gliene può fregare di meno??
Tutte domande senza una risposta certa.
Perchè quello che c'è nella testa di una donna, lì rimane, non c'è scampo.
L'universo femminile è estremamente controverso, se fossi un uomo, in tutta onestà, oserei dire che avere a che fare con noi è una gran rottura di palle!
Io stessa non capisco come riusciamo a dire una cosa pensando l'esatto opposto, o ad agire in un modo, pretendendo poi che non ci siano conseguenze...
Abbiamo questa strana pretesa che, qualsiasi cosa facciamo o diciamo, esista al mondo qualcuno che sappia interpretarci e agire nei nostri confronti nel modo giusto.
Per esempio: ti tolgo la parola, ti allontano, ti tratto male, ti ignoro e tu, uomo celebroleso, devi(ripeto DEVI) capire che è una prova, e che in realtà ciò che voglio è che tu mi corra dietro e mi dimostri immenso interesse e ti prostri ai miei piedi implorandomi di parlare con te, perchè quello che dico ti interessa, perchè vuoi capire tutto di me, dovesse volerci una vita!
Ora, ditemi voi se non siamo completamente fuori di testa!!!!!!!!!!!!!!
Avranno pure di meglio da fare, questi poveri uomini, che star dietro alle nostre lagne continue e ai nostri sbalzi d'umore..
Perchè, sappiate, che tutta la storiella della sindrome premestruale è vera, ma solo in parte.
La verità è che gli stessi sbalzi ormonali e, di conseguenza, umorali, li abbiamo sempre e comunque, 365 giorni all'anno senza alcuna esclusione.
La differenza è che abbiamo la decenza di limitarci a mostrarli, il più delle volte, in quel periodo che coincide con la "settimana santa".
la cosa vi spaventa? Allora correte ai ripari, perchè le disgrazie non vengono mai da sole!
Avete mai sentito i discorsi che si fanno tra donne?
Certo, unghie, capelli, fidanzati, figli, palestra...
Sesso!!!
Non c'è niente che ci piaccia di più che parlare di sesso.
Le donne, in gruppo, hanno spesso un unico scopo: scoprire chi, tra le presenti e non, ha la vita sessuale più patetica.
Niente fa sentire meno triste una donna dello scoprire che c'è chi sta peggio di lei.
Così sapere che la nostra vicina di casa copula si e no una volta al mese, e che il marito di quella stronzetta con unghie e capelli sempre perfetti probabilmente ha un'altra ci fa sentire.....meno sole.
Sole in mezzo al gran casino che chiamiamo vita, sole nei meandri del labirinto di problemi in cui ci addentriamo e da cui difficilmente riusciamo ad uscire...
Cari uomini, prima di tentare di conquistare una donna, chiedetevi se ne valga davvero la pena, lo dico per voi.
Siete davvero pronti ad affrontarci?Capirci?Assecondarci?
Forse è meglio affidarsi a rapporti occasionali, che ben vi proteggono da eventuali coinvolgimenti sentimentali, ma fidatevi, prima o poi, fosse anche a 90 anni, vi renderete conto che non potete fare a meno di noi.
Perchè si apprezza di più una bella giornata da soli, dopo aver testato la potenza delle lamentele femminili.
D'altra parte, siamo donne. Oltre alle gambe c'è di più. 
Scoprite voi cosa(inutili doppi sensi a parte).


Silvia

AMMAZZA CHE MAZZOLIN...

In questi giorni dalle mie parti si sono potuti percepire fermenti di ogni genere per l'organizzazione del più grosso raduno di alpini che si sia mai visto... Ovviamente, che si sia visto dalle mie parti...
E così abbiamo respirato l'aria di migliaia di over90 con una piuma rinsecchita dalla naftalina orgogliosamente accartocciata su un cappello di peltro verde sbiadito, che in questi giorni di estate prolungata suona tanto da presa per il culo!
La cosa amorevole di questi arzilli vegliardi è l'impegno ad attivarsi in modalità “endurance” nell'interminabile canto di canzoni a cappella e la sostituzione della lettera “N” con “M”, mentre non può mancare il prolungamento sistematico del braccio a forma di bicchiere di vino!!!
Come ovviamente accade per qualsiasi cosa che viene riconosciuta a livello comunale, parte quell'incredibile cameratismo che porta tutti a voler essere alpini, o pasticceri, in base a quello che offre il giorno di festa..
“Ah gli alpini, il miglior gruppo di sempre...”
“Ah se tutti i corpi fossero così il mondo sarebbe migliore...”
Eh si, non ho mai veduto l'ora di iniziare a girare con un cappello alla Robin Hood su per i dispersi monti a bere vino, cantare canzoni stra-unte di antico e...
…E basta!
Talvolta l'inutilità di determinate azioni in questo paese sono eguagliate solo dall'affetto che si pone nel volerle mantenere.
Si, va bene, ci saranno dei valori: un alpino lascia il posto dove è stato più pulito di quanto l'abbia trovato, o cose simili, ma anche gli scout hanno gli stessi valori suppergiù, eppure sono riconosciuti inutili anche da loro stessi...
Bisognerebbe riportare il militare in questo paese dicono; ed a quanto pare accadrà.
Per ottenere cosa?
“Ah ma se tu avessi fatto il militare adesso vedresti, ti sarebbe servito! Avresti una spina dorsale adesso!”
Cioè fatemi capire: solo perché un tizio con le palle girate mi viene a sbraitare nell'orecchio alle 6 del mattino e controlla che la mia faccia sia liscia come il culo di un bambino, per poi farmi correre con gli anfibi, andando contro ogni legge anatomica e di salute per le caviglie, dovrei adesso, a distanza di anni, essere riconosciuto come una persona migliore?
Dover salutare con riverenza una persona di qualche anno più vecchio solo perché costui ha avuto la brillante idea di farsi sparare nel culo per ordine di qualche magnate del petrolio che va a spaccare le palle a culture diverse anni luce dalla nostra, con la scusa di ideali di pace, dovrebbe meritare il mio rispetto?
Non ci siamo proprio.
I nonni dicono: “Se con mio padre mi fossi comportato come te ne avrei prese tante, ma tante, e guardami adesso...”
Vi guardo. I lividi non si vedono, non dovevano essere troppo forti queste mazzate.
O suvvia signori della giuria, una società civile che proibisce gli scapaccioni ai figli perché si chiama maltrattamento e di conseguenza li trasforma in perfetti stronzi all'età di 8 anni, accetta poi di pensare che le maniere forti acquistino utilità quando il ragazzino avrà un carattere già formato?
L'intelligenza sta nel far capire alle persone che si sbaglia e si può crescere, dando loro un incentivo per essere migliori, non una punizione nell'essere peggiori!
Oppure si può lasciare tutto com'è.. Andiamo a sparare a qualche cultura diversa per fottergli qualche pozzo in più con la scusa di volerli occidentalizzare.
Chissà, magari tra un decennio di morti ammazzati potremmo ascoltare il coro degli alpini di Hammameth che canta: “Quel mazzolin di fiori, che vien dal monte Sinai...”
Rigorosamente con la “M” al posto della “N”.


Iven

lunedì 22 settembre 2014

L'ARTE DEL SILENZIO...

Parole parole parole...
Siamo sempre stati definiti la società dove si parla molto e si ascolta poco... beh... c'è davvero qualcosa da ascoltare?
Ok ok non ho ancora scoperto niente di nuovo, ma mi chiedo se veramente la responsabilità dello scarso dialogo in un ambito familiare sia davvero di chi non ascolta..
Intendo ambito familiare perché non voglio entrare in un vortice enorme che comprende il degrado della società, Al Gore e lo scioglimento dei ghiacci, voglio solo appurare la fortuna che possa avere una persona che può comodamente sedersi a tavola coi suoi parenti e... ascoltarli...
Non tutti possono avere un padre pilota di aerei o la zia archeologa, non si chiede approfondimento sulla giornata di cronaca ma... mamma... davvero sei sicura che mi interessi sapere la nuova taglia del tuo golfino beige che ai comprato durante la pausa pranzo dall'ufficio?
Schizzinoso? Intollerante? No... Stanco...
Stanco di sentire sempre la taglia del maglione che non cambia mai... Sopratutto quando viene fatto passare come l'argomento del secolo.
Perché la differenza tra un argomento e l'altro non la fa il contenuto quanto il tono...
Nel momento in cui ritengo fondamentale qualcosa da dire dovrei avere il buongusto di curarmi che sia lo stesso per l'interlocutore, così da evitare i tutt'altro che rari momenti in cui colui che parla si ritrova ad esporre un soliloquio tra spettatori dormienti..
Le avventure lavorative possono essere ritenute interessanti se con ironia se ne parla davanti ad un aperitivo, prendendo i giro il capo o la collega di scrivania, per la regolare durata di 4 minuti, accompagnata a tono dall'interlocutore che a sua volta vede e rilancia la sua avventura tra un sorso e l'altro.
Assistere a scene dove qualcuno parla per il puro piacere di sentire la propria voce circondato da persone che contano il numero delle piastrelle della cucina è sintomo di presunzione legata all'ancestrale credenza di essere migliori di altri, o forse solo perché si ha una vita piatta e non si è mai stati in grado di conoscere qualcosa al di fuori del nostro balcone che potesse aprirci gli occhi, appurando quindi che non ci possa essere nulla di più interessante di noi..
O peggio, si ha paura di scoprire che ci sia...
Il confrontarsi con le persone talvolta lascia in bocca il gusto agrodolce della nuova consapevolezza, quella di vedere che il mondo gira, che le stagioni variano non solo perché a natale c'è la quattordicesima in busta paga, ed a quel punto il corpo umano rilascia endorfine all'odore di sconfitta.
Il caso eclatante che trascende da qualsiasi altro è quello del classico appassionato sfegatato di qualcosa.
Che sia il malato di calcio o il contabile assuefatto dai numeri, coloro i quali si ostinano a girare il discorso sempre e comunque in modo da inserirci il loro unico argomento di conversazione.
Odiosi:
“ehi hai visto la nuova fidanzata di tizio?”
“Si tizio, era un gran terzino!”
“Si ma la tipa?”
“Ah non so dove possa giocare...”
E qui si torna al solito vecchio discorso, il solito, l'unico vero dogma della nostra società: il mezzo!
La giusta via, volente o nolente sta sempre fottutamente li...
Ma se proprio non si può arrivare a questo, per favore, prima di parlare alzate la testa e guardate il cielo!
Vi renderete conto che è davvero immenso... E noi siamo piccoli piccoli...
Beh si alla fine non ho detto niente di nuovo... direi che siete tutti autorizzati a non ascoltarmi...




Iven

mercoledì 17 settembre 2014

COME UN PUNTINO… DI RIFERIMENTO...

Punti di riferimento.
Tutti ne hanno bisogno.
Generalmente, un punto di riferimento, è una persona che sappiamo esserci, sempre e comunque nella nostra vita, qualsiasi cosa accada.
La persona in questione, il più delle volte fa già parte della nostra vita sin dall'infanzia: genitori, fratelli, parenti...
Oppure viene sapientemente scelta tra le amicizie e più in generale tra persone estranee che, ad un certo punto, diventano le più importanti della nostra vita.
La scelta del punto di riferimento più consono al nostro benessere è tutt'altro che facile, ci vogliono una serie di qualità fondamentali: stabilità, intraprendenza, senso di sicurezza, capacità nel risolvere problemi e di sopportazione del malumore altrui.
Se una persona possiede queste caratteristiche, sarà potenzialmente colui o colei a cui ci attaccheremo di più.
Ad essere del tutto realisti, scegliere il punto di riferimento della nostra vita somiglia non poco alla scelta delle scarpe giuste, o dell'immobile perfetto...forse perchè se ci si affida all'istinto e al sentimento, il più delle volte, si rimane fregati...allora perchè rischiare?!
Non siamo tutti uguali, per fortuna.
Alcuni soggetti, saggiamente, identificano il proprio punto di riferimento in qualcosa di materiale, lavoro, soldi, case...almeno queste cose difficilmente potranno ferire l'animo di qualcuno.
Suppongo sia più confortante l'idea di  concentrare le nostre energie su un obiettivo come la realizzazione personale, di qualunque cosa si tratti, senza coinvolgere altri individui, cosa piuttosto improbabile perchè, a menochè non si viva su di un'isola deserta, gli altri fanno parte di noi, sempre e comunque.
E' inevitabile, basiamo la nostra vita sul confronto con gli altri esseri umani, e non importa con quanta energia proviamo ad allontanarci dalle persone attorno a noi, queste prima o poi interverranno a disturbare i nostri piani di conquista.
Che poi, l'industria hollywoodiana, da sempre, ci dimostra quanto importante sia mettere da parte i beni materiali per un più fruttifero rapporto con le persone...i film natalizi sono più che ripetitivi in questo senso.
La verità, però, è che non importa a chi o cosa ci avviciniamo, l'insoddisfazione è dietro l'angolo.
Perchè non esiste automobile che non si rompa, o attività lavorativa che non si concluda, e non esiste persona al mondo che prima o poi non ci deluda, facendoci perdere il così tanto agoniato punto di riferimento che cercavamo.
Esiste una conclusione a questo complesso discorso: bisogna bastare a se' stessi.
Perchè quando sei consapevole di essere fondamentalmente solo, soprattutto tenendo conto che ci si possa sentire soli anche in mezzo ad una folla di gente, allora puoi sperimentare le tue reali capacità, in ogni campo della vita.
In sostanza, forte è colui che prova la solitudine, e non se ne lamenta.
Parole sagge, ma di difficile realizzazione.



Silvia

domenica 16 febbraio 2014

I FEEL SOMETHING SO RIGHT...


"I feel something so right,
Doing the wrong thing
I feel something so wrong,
Doing the right thing"

Quando una decisione può essere definita giusta?
Semplice, quando ti rende felice.
Si, lo so. Può apparire un'affermazione banale e anche un po' paracula, ma è così.
Ci ho messo un po' a capirlo, ferma nella mia convinzione che le decisioni, per essere sagge, dovessero mettere d'accordo tutti.
Ma non funziona in questo modo...
Ogni qualvolta si prende una decisione, bisogna essere consapevoli che quest'ultima non metterà d'accordo tutti anzi, sarà già un miracolo se metterà d'accordo noi stessi!
Perchè ognuno di noi ha, dentro di se', due persone: una ci dice ciò che vogliamo, l'altra ciò che non vogliamo. 
Sfortunatamente le due cose spesso coincidono(e qui so' cazzi!!!).
Gran rottura le decisioni. Il più delle volte ci sforziamo di rendere ogni scelta coerente con il nostro abituale modo di fare, il nostro stile di vita ma soprattutto con la visione che glia altri hanno di noi.
'Sei sempre stato quello che non crede nell'amore, nel matrimonio...Non puoi mica svegliarti un giorno e volere una famiglia!!!'
Proprio quando facciamo del nostro meglio per accontentare tutti, finiamo per non accontentare gli unici che se lo meritano davvero: noi stessi.
E' bene sapere che scegliere di essere felici è la presa di posizione più difficile e ad alto rischio della nostra vita. Si, perchè come ben sappiamo, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, per cui è ragionevole pensare che la nostra scelta, per quanto ci renda felici, provocherà inevitabilmente una situazione di infelicità in qualcun altro!
Non esiste situazione al mondo che metta d'accordo tutti, che soddisfi appieno le aspettative di tutte le persone coinvolte nella nostra vita.
Perchè c'è sempre qualcuno da coinvolgere. Sfortunatamente non è possibile ipotizzare una presa di posizione che riguardi noi soltanto.
Tutti hanno un ruolo nella nostra vita, seppur minimo, tutti vengono coinvolti, chi più e chi meno...tutti subiscono le conseguenze delle nostre decisioni.
Il problema delle decisoni è questo: non si possono evitare.
Ci sono persone che passano l'intera vita consapevoli di dover operare delle scelte.
Alcuni addirittura riescono ad affrontarle con una certa leggerezza(beati loro!).
Altri rifuggono alla sola idea di dover prendere posizione, e agiscono di conseguenza.
Il punto è proprio questo...anche quando scegli di non scegliere, in realtà hai già fatto la tua scelta.
E fidati, non è quella giusta.


Silvia

LA STRADA VECCHIA PER QUELLA NUOVA...


Errare è umano...
Perseverare è diabolico...
Alla terza ai rotto il cazzo...
Chi non commette errori o è un ignobile bugiardo o è un Apple!!!
Alla fine è la cosa più utile da fare per acquisire dose di esperienza...
E diventi una persona migliore, meno arrogante..
La consapevolezza di fare ciò che capita a tutti ti aiuta a porti sullo stesso piano degli altri... Guardare con gli occhi di comuni mortali, con orgoglio, principi e debolezze..
Le stesse che abbiamo noi...
Ma neanche per idea! Noi siamo sempre migliori degli altri!
L'errore ti insegna a sopportare lo stress quando ti rendi conto che potresti commetterlo...
Se non commetti mai errori non sai come si percepisce in quei casi e la prima volta che accade ti senti come in una nuova dimensione che credi non ti appartenga...
E poi impari qualcosa...
Magari...
Ma figurati!!! Commetti un errore e invece di superare la cosa alla prima occasione ricombini lo stesso stupido errore...
La ragazza sbagliata, la parola sbagliata, il vestito sbagliato, gli amici sbagliati.
Perché? Per una fottuta paura di rendersi conto che la cosa giusta costa fatica.
O peggio... Potrebbe avere conseguenze che ci obbligano a comportarci come non vorremmo o che ci tolgono dei privilegi che ci fanno molto comodo...
Se mi comporto male ferisco delle persone, poi magari torno a riavvicinarmi con del duro lavoro di autocommiserazione per rientrare nelle loro grazie, al solo scopo di non sentirmi solo come un fottuto cane...
Il coraggio di accettare le conseguenze dei proprio errori è un lusso per pochi, e forse molto più apprezzato che parole di ipocrisia solo per dare il contentino all'amico ferito.
Perché le palle di prendere nuove strade quando quelle vecchie ce le siamo sputtanate coi nostri comportamenti ingrati o perché si pensava che le nuove fossero migliori, non ce l'ha quasi nessuno!
Rinunciare a quella cosa o persona perché non si merita che noi gli stiamo vicini è troppo onorevole come gesto per essere utilizzato dai noi imbecilli comuni mortali.
Quindi non lo facciamo!
Ce ne sbattiamo letteralmente e riprendiamo la strada da dove l'abbiamo lasciata solo perché la solita vecchia alternativa ci costa la solitudine e lo sforzo di riallacciare rapporti nuovi e onesti..
Non ne siamo in grado, siamo nati nell'ipocrisia di un televisore, dove la colonna sonora di sottofondo ti fa capire se devi ridere o incupirti, come potremmo mai pensare di sapere se stiamo facendo la cosa giusta o sbagliata se la musica di fondo la scegliamo noi??
Fortuna che la mia musica la scelgo con un Iphone... Marca Apple...



Iven